Favole! Solo favole? In viaggio con Esopo
Le favole di Esopo hanno sempre esercitato nel cuore e nella mente dei lettori di tutto il mondo un fascino del tutto singolare. Angela Mesi, laureanda in lettere classiche, con la grande passione della fotografia, ci introduce in questo affascinante e suggestivo mondo. La ringraziamo per questo suo contributo e le rinnoviamo un caloroso benvenuto nella Redazione di lettoriescrittori.it: Lettori e Scrittori Costruttori di una Cultura della Speranza.

Esòpo, 620 a.C. c. – Delfi, 564 a.C. [foto: web]
di Angela Mesi
Laureanda in Lettere classiche
e grande appassionata di fotografia
angelamesi@lettoriescrittori.it
Redazione di lettoriescrittori.it
riflessioni@lettoriescrittori.it
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Il duro scontro verbale avvenuto il 28 febbraio 2025 alla Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti Trump e il presidente ucraino Zelens'kyj ha scatenato un'ondata di reazioni in tutto il mondo. Roberto Vecchioni, celebre cantautore e insegnante di materie letterarie, commentando questo spiacevole accaduto, ormai passato alla storia, ha raccontato in una nota trasmissione televisiva la favola del lupo e dell'agnello di Esopo (Esopo, CCXXI):
«Un lupo (Λύκος) vide un agnello (ἄρνα) presso un torrente che beveva, e gli venne voglia di mangiarselo con un qualche buon pretesto (μετ' εὐλόγου αἰτίας). Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di insudiciare l'acqua, così che egli non poteva bere. L'agnello gli fece notare che, per bere, esso sfiorava appena l'acqua con il muso e che, d'altra parte, stando a valle, non gli era possibile intorbidare la corrente a monte. Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse: "Ma tu sei quello che l'anno scorso ha insultato mio padre". E l'agnello a spiegargli che a quella data egli non era ancora venuto al mondo. "Bene", concluse il lupo, "se tu sei così bravo a trovar delle scuse (ἀπολογιῶν), io non posso mica rinunciare a mangiarti". La favola mostra che contro chi ha deciso di fare un torto (ἀδικεῖν) non c'è giusta (δικαία) difesa che valga.»

Le favole sono delle brevi narrazioni, caratterizzate da un linguaggio alquanto semplice, in cui i personaggi sono soprattutto animali che rappresentano i sentimenti più nobili e allo stesso tempo i comportamenti biasimevoli dell'uomo, allo scopo di fornire degli insegnamenti utili ed esortare alla virtù. La favolistica occidentale ha la sua matrice nella favola di Esopo, che a sua volta aveva ereditato caratteri ed elementi significativi propri del mondo orientale, in particolare dell'Egitto, dove nel periodo dei faraoni si diffusero favole con protagonisti coccodrilli, gatti e scarabei. Inoltre, sono molti i racconti a carattere moraleggiante presenti nella Bibbia e nella letteratura sanscrita, ricchissima anch'essa di narrazioni con protagonisti animali che rimandano ai diversi comportamenti dell'uomo.
Nonostante, come afferma R. Cantarella, sia stato insieme ad Omero l'«educatore del popolo greco», Esopo (VI sec. a.C ca.) è personaggio dai contorni storici assai sfumati: le fonti lo dipingono come uno schiavo dall'aspetto deforme e per di più balbuziente, giunto in Grecia dalla Frigia, poi condannato a morte dagli abitanti della ricca Delfi da lui criticati per i loro costumi dissoluti. Sotto il suo nome ci è giunto un Corpus di circa 500 favole, molte delle quale furono aggiunte e rimaneggiate in epoca ellenistica (IV a.C.).
Ma, per mettere ben in luce la profondità di questi testi cui si accennava prima, occorre forse ricordare il termine greco con il quale si identificava la favola esopica, ovvero αἶνος (trasl.: áinos): un vocabolo molto affascinante, dal quale si è originata la parola "enigma", quel breve componimento che propone un concetto o una parola da indovinare utilizzando volutamente un linguaggio criptico e allusivo.
Non è forse l'αἶνος esopico un enigma da decifrare? Non occorre forse fare uno sforzo per scorgere dietro degli intrecci semplici la rappresentazione di situazioni complesse?
Dietro le spoglie degli animali parlanti, infatti, si celano il furbo e lo sciocco, il vile e il coraggioso, il violento e il timido, l'approfittatore, il bugiardo, l'ambiguo, il risoluto, il saggio, l'umile e il superbo, il debole e il forte, il pigro e il volenteroso… Tutti questi tipi si animano quotidianamente intorno a noi, e talvolta siamo noi stessi a incarnarli quando decidiamo di assecondare i più nobili sentimenti o di scadere negli atteggiamenti più riprovevoli.
Il disvelamento della morale nascosta sotto la finzione letteraria è un'operazione importante e richiede saggezza, e del resto anche Gesù nei Vangeli ama diffondere i suoi insegnamenti attraverso racconti allusivi noti come "parabole", delle quali raramente forniva la spiegazione, anzi, chiosava dicendo: «Chi ha orecchie per intendere, intenda» (Lc 8,8), invitando gli ascoltatori a interrogarsi, a guardarsi dentro.
La favola e altri racconti enigmatici non sono affatto riposanti: per questo, proporre la lettura delle favole ai bambini è massimamente educativo, e lo sosteneva già lo scrittore e giurista romano Aulo Gellio nel II sec. d.C, il quale affermava che Esopo «attraverso apologhi dilettevoli (…) fece entrare nella mente e nell'animo degli uomini salutari considerazioni»; nello stesso tempo, è un piacere intellettuale di cui gli adulti non dovrebbero privarsi per il semplice fatto di non essere più bambini!

Borea e il Sole
C'è un'altra favola di Esopo che forse può completare il significato di quella che abbiamo posto in apertura ricordata da Roberto Vecchioni, ed è quella di Borea (personificazione del vento) e il Sole (Esopo, XLVI):
«Borea (Βορέας) e il Sole (Ἥλιος), che contendevano (ἤριζον) per stabilire chi dei due fosse il più forte, s'accordarono di considerare vincitore colui che riuscisse a toglier di dosso i vestiti a un viandante. Cominciò Borea, che prese a soffiar forte; l'uomo si serrava addosso i vestiti; e quello sopra con maggior violenza. Allora il viandante, sempre più tormentato dal freddo, aggiunse a quel che aveva addosso un altro mantello; e Borea, esausto, cedette il suo uomo al Sole. Questi dapprima prese a splendere moderatamente; poi, quando l'uomo ebbe deposto il mantello supplementare, sprigionò vampate sempre più forti, finché quello, non potendo più resistere al calore, si spoglió nudo e andò a fare il bagno nel fiume che scorreva li presso.
La favola mostra che la persuasione (τὸ πείθειν) è spesso più efficace della violenza (τοῦ βιάζεσθαι).»
Chissà se questa favola non ha da suggerirci qualcosa a proposito dei tempi che stiamo vivendo, nei quali nuovi venti freddi forieri di guerra e di violenza sono tornati minacciosamente a spirare; eppure, allo stesso tempo, da queste righe s'irradia la luce calda della sapienza antica, che suggerisce di sostituire alle armi violente la nobile arte della persuasione e della diplomazia.
Per questo, e per tanti altri motivi, queste no, non sono solo "favolette".


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