Pamela Salvatori, San Giuseppe, l’uomo dei fatti

13.03.2025

LE RECENSIONI di lettoriescrittori.it

Pamela Salvatori, San Giuseppe, l'uomo dei fatti, Youcanprint



     La festa liturgica di San Giuseppe, il 19 di marzo, si sta avvicinando e come facciamo ogni anno vogliamo proporre ai nostri lettori un testo sulla figura straordinaria del falegname di Nazaret, il Patrono della Chiesa universale.

Il libro che vogliamo proporre è stato scritto dalla Teologa Pamela Salvatori, specializzata in Teologia Dogmatica che, sulla scia della Dottrina della Chiesa, ci offre una riflessione sui punti cardine che descrivono la grande statura morale e spirituale di Giuseppe e del suo rapporto unico con Maria e Gesù, che insieme, tutti e tre, formano La Sacra Famiglia.




di Francesco Domina©

Teacher and Writer

Master's degree in Religious Sciences



Lettoriescrittori.it promuove le recensioni dei testi che coincidono con le finalità e gli obiettivi del blog e non riporta solamente la descrizione del testo ma ama intrattenersi, discutere, dare la parola agli stessi scrittori. L'originalità di questo metodo© esprime la filosofia della nostra Opera. È per questo che il nostro sito promuove il rapporto che intercorre tra i Lettori e gli Scrittori. La nostra Redazione, infatti, lavora ogni giorno per diffondere nel cuore dei nostri lettori un piccolo seme di Cultura della Speranza: Lettori e Scrittori Costruttori di una Cultura della Speranza.



INTERVISTA


Prof.ssa Salvatori chi era Giuseppe di Nazaret?


Per prima cosa la ringrazio di questa intervista e dell'opportunità di far conoscere questa straordinaria figura, inseparabile da Gesù e Maria, ma poco conosciuta sotto il profilo teologico. Il Vangelo ce lo presenta come uomo «giusto» (Mt 1,19) «della casa di Davide» (Lc 1,27). E così ci ha detto l'essenziale, perché i giusti d'Israele sono gli uomini che vivono secondo la volontà di Dio, fedeli alla sua Legge, giusti di quella giustizia che è santità. La dinastia da cui discende Giuseppe, inoltre, richiama le più antiche profezie messianiche, e anche questo è molto significativo, considerando la sua missione di padre legale del Messia e Redentore, come cerchiamo di far notare nel libro. In sintesi, Giuseppe è un uomo santo, dal cuore puro, fedele a Dio e alla sua sposa… non poteva esserci sposo migliore per l'Immacolata, incaricato di accompagnarla nel compimento di una missione tanto eccellente.



Philippe de Champaigne, Il sogno di Giuseppe, 1636 c.



"Inserita direttamente nel mistero dell'Incarnazione, la Famiglia di Nazaret costituisce essa stessa uno speciale mistero".
(Giovanni Paolo II, Redemptoris Custos, n.21 - cit. p. 59)


Non possiamo non ammettere che la Sacra Famiglia ha vissuto una vocazione del tutto singolare.

Si parla infatti di Maria e Giuseppe come sposi ma si ribadisce la loro verginità e consacrazione totale alla volontà di Dio. Può spiegarci che cosa si intende e quale valore ha questa vocazione così particolare della Sacra Famiglia di Nazaret?


Credo che la singolarità e irripetibilità della Santa Famiglia e della missione dei suoi membri sia evidente a tutti. In questa Famiglia troviamo non solo la causa della nostra Redenzione, dove ciascuno ha contribuito per la sua parte e a suo modo rispondendo al divino disegno, ma anche il simbolo della Chiesa e la sintesi di ogni vocazione. Maria e Giuseppe, proprio per la loro singolarità vocazionale, sono un riferimento per la Chiesa intera e per ogni fedele, sia sposo o celibe. Credo che la teologia non abbia ancora riflettuto abbastanza sul significato teologico di questo «speciale mistero» della Famiglia di Nazaret, parte organica del mistero dell'Incarnazione e Redenzione di Cristo. Vorrei segnalare a proposito lo studio di un giovane teologo dei nostri giorni, che ha saputo integrare il mistero di Maria e Giuseppe nella sua riflessione in modo tutto originale, si potrebbe partire da lì per sviluppare ancora il tema. Si tratta di M. Valenzisi, Matrimonio e celibato. Per una teologia nuziale del cristiano, Lugano-Siena 2024. Siamo certi che procedere su questa strada aiuterebbe la devozione popolare a crescere e a rinnovarsi.



I valori che la Sacra Famiglia ha vissuto, come il rispetto reciproco e la totale dedizione al progetto di Dio possono ancora oggi lanciare un messaggio alle famiglie di oggi e ai giovani del terzo millennio?


Certamente. La Santa Famiglia ci insegna a vivere. Non dimentichiamo che Gesù, Maria e Giuseppe sono persone vive, presenti, da invocare, amare, con cui intrattenere un dialogo continuo. Gesù, oltre ad essere Dio, è pienamente uomo, e Maria pienamente donna. Entrambi risorti. Di Giuseppe non sappiamo se sia stato assunto o meno con il suo corpo dopo la morte, ma, in ogni caso, anch'egli è presente e operante nella nostra vita. In secondo luogo, come abbiamo detto, la Santa Famiglia ci è di esempio e di stimolo in quanto uomini e donne, genitori e figli, in qualunque condizione ci si trovi, dal momento che la vita si realizza solo nel dono di sé a Dio attraverso l'altro. Nessuno più e meglio di Maria e Giuseppe ha saputo dare la vita per amore di Cristo. È necessario conoscerli secondo verità e amarli, per comprendere la profondità e la bellezza del loro insegnamento morale e spirituale.



Raffaello Sanzio, Sposalizio della Vergine, Pinacoteca di Brera, 1504



"[...] È dal matrimonio con Maria che sono derivati a Giuseppe la sua singolare dignità e i suoi diritti su Gesù".
(Giovanni Paolo II, Redemptoris Custos, n. 20)


Citando Giovanni Paolo II lei ribadisce che la paternità di Giuseppe deriva dal matrimonio con Maria. Può spiegarci meglio questo concetto?


Sì, e non potrebbe essere altrimenti. Nel caso di Giuseppe il legame tra matrimonio e paternità è più evidente che mai. Come lei ha notato, ho voluto sottolinearlo in modo speciale. Gesù è il figlio naturale della sua sposa, concepito nel suo grembo per opera dello Spirito. Quindi, non la generazione biologica ma il matrimonio con Maria ha permesso a Giuseppe di assumere i diritti di padre nei riguardi di quel Figlio a lui affidato da Dio. Inoltre, assieme alla paternità giuridica, san Giuseppe ha assunto su di sé anche l'ònere e l'onore di cooperare in modo tutto speciale alla missione del Salvatore. E tutto questo, ovviamente, per disposizione divina, non per sua iniziativa.



Bartolomé Esteban MurilloLe due Trinità (o Sacra Famiglia di casa Pedroso)

National Gallery di Londra, 1675-82



"I primi in cui vediamo riflettersi l'amore gratuito, incondizionato della Trinità sono proprio Giuseppe e Maria assieme a Gesù, rivelazione in terra dell'amore trinitario in mezzo agli uomini". (cit. p. 58)


Accostare la Sacra Famiglia alla Trinità è un'opera davvero suggestiva e affascinante e richiede un'attenta analisi terminologica.

Può approfondire meglio questa tematica?


La ringrazio per la domanda, che tocca un tema accennato nel libro, a me molto caro. Approfondirlo ora non è possibile perché significherebbe scrivere un nuovo libro e, soprattutto, un libro di teologia sistematica! In realtà, l'accostamento che ho proposto è ancora da indagare bene sotto il profilo teologico, ma c'è stato chi in passato ha saputo coglierlo e immetterlo persino nella devozione popolare. I più adulti tra noi dovrebbero ricordare quelle vecchie immagini della Santa Famiglia, una volta presenti nelle case e nelle Chiese, dove Maria e Giuseppe con Gesù bambino al centro venivano raffigurati assieme alle altre due Persone della SS. Trinità, generalmente collocate in posizione verticale sopra al Bambino. Bene, quelle immagini, ancora reperibili su internet, erano la stupenda sintesi della cosiddetta Teologia delle due Trinità, oggi per lo più ignorata dai teologi, teologia che vedeva nella Santa Famiglia la Trinità creata o terrestre in relazione intima con la Trinità increata o celeste. Si rifletta su un dato: qui non c'è solo analogia e somiglianza tra le due realtà, celeste e terrestre, ma qualcosa di più grande, perché la Seconda Persona, il Figlio, è presente realmente, nella sua realtà divino-umana, in entrambe le Trinità. E allora quanta ricchezza si nasconde in questo mistero! Quasi da lasciare senza fiato. Esorto vivamente i lettori a recuperare le antiche immagini e a ravvivare la fede in questa splendida verità. Esorto anche i teologi ad impegnarsi nella sua riscoperta.



All'interno dei Vangeli e del Nuovo Testamento non viene riportata nessuna parola proferita da Giuseppe di Nazaret, quasi a voler ribadire che il falegname, discendente dalla tribù di Davide, più che parlare ha operato con i fatti, come lei stessa scrive nel titolo del volume: "San Giuseppe, l'uomo dei fatti".

Quale insegnamento possiamo trarre da questa caratteristica caratteriale del nostro caro Santo?


Un insegnamento estremamente urgente per noi oggi, abituati a parlare troppo e di tutto, sempre presi da noi stessi e dai nostri interessi. E quando realizziamo qualcosa, talvolta persino di futile e stupido di cui piuttosto dovremmo vergognarci, subito ci preoccupiamo di farlo sapere: foto, messaggi, video ci celebrano in ogni dove. A noi interessa apparire, non essere! A noi preme che la gente sappia, che la gente ci riconosca, che la gente ci veda, ci applauda, ci apprezzi, ci stimi e persino… ci invidi per la nostra immagine… ma quanto ci interessa la verità che siamo davanti a Dio? È il segno di una grande stoltezza che ha conquistato rapidamente il cuore di molti, svuotando la vita di senso e di concretezza. Come insegna la Sacra Scrittura: «Lo stolto […] vuole solo far mostra dei suoi sentimenti» (Pr 18,2). Più che questione caratteriale, il silenzio di san Giuseppe è sapienza e ci riporta all'essenziale: i suoi "fatti" seguono sempre l'ascolto attento della voce del Signore, delle circostanze della vita, dei bisogni degli altri, non delle sue ambizioni o delle sue voglie personali. Per questo il suo è un agire santo e pieno d'amore autentico, adempiuto nell'anonimato, nel sacrificio per l'altro, ricercando sempre il bene più grande; nel silenzio, di nascosto, visto dal Padre e da Lui ricompensato. Un agire possibile proprio perché il silenzio di Giuseppe non è vuoto, né passivo, ma pieno di Dio. Giuseppe non cerca se stesso, la propria gloria, la propria fama. Eppure, quanto avrebbe potuto vantarsi della sua straordinaria missione! Pensiamo che quest'uomo silenzioso, che ha operato nell'umiltà e nell'ordinaria quotidianità, quasi scomparendo dietro a Gesù e Maria, non è stato mai dimenticato. Dio lo ha esaltato al momento opportuno e generazioni e generazioni da millenni venerano il suo nome. 

Questo dovrebbe farci riflettere.



Il  maggio del 1955 il papa Pio XII istituì la festa di «San Giuseppe artigiano». Nell'esempio dell'umile falegname di Nazaret, oggi, ogni lavoratore può intravedere e riscoprire il senso cristiano del lavoro. Egli, come Padre putativo, insieme a Maria sua sposa, trasmise sicuramente questi valori al figlio Gesù.

 


"Vi è ancora un altro aspetto da considerare quando si parla della custodia che San Giuseppe è chiamato ad esercitare verso Gesù nel contesto della Famiglia di Nazaret. Un aspetto tanto importante ma spesso trascurato, connesso all'esercizio della paternità di Giuseppe e della maternità di Maria: l'educazione di Gesù". (cit. p. 71)


Gesù, come vero Dio ma anche come vero uomo, è stato educato dai suoi genitori.

In che modo Giuseppe e Maria hanno educato il proprio figlio divino e umano?


Questo non deve meravigliarci, perché il Verbo, incarnandosi, ha scelto di vivere come uomo in tutto, eccetto il peccato. A tal punto si è umiliato per amore e lo ha fatto fino ad accettare la Croce, redimendo ogni realtà nel suo Amore onnipotente. Così, ha scelto di passare attraverso le diverse fasi dello sviluppo umano, dall'embrione sino all'età della maturità. Il Concilio di Calcedonia del 451 e quello di Costantinopoli III del 681 hanno insegnato solennemente che in Gesù coesistono due nature e due volontà, divina e umana, nelle quali sussiste l'unica Persona divina del Figlio. In altri termini, l'io divino di Gesù si esprime attraverso la sua umanità rispettandone i limiti naturali. Ciò significa che Gesù, pur essendo Dio da sempre, ha avuto bisogno anche di essere educato, ma solo in quanto uomo, non in quanto Dio. Così, come infante ha avuto bisogno di tutte le cure dei neonati e da bambino ha avuto bisogno di una formazione e di essere guidato in essa: così Gesù è cresciuto in età, sapienza e grazia, obbedendo ai suoi genitori terreni, certamente in modo esemplare, come lasciano intravedere i Vangeli. Giuseppe e Maria hanno svolto il loro compito di genitori nel loro contesto culturale di vita e secondo la loro grande fede, così come tutti i genitori sono chiamati a fare. L'eccezionalità di quel Figlio non li ha esentati dai loro doveri di educatori e custodi, ciascuno secondo la sua parte.



Cosa può dire oggi San Giuseppe ai giovani e alle famiglie?


In fondo, abbiamo già risposto precedentemente. Giuseppe e Maria insegnano a vivere ogni età mettendo al centro Gesù. I giovani e le famiglie dovrebbero riscoprire la necessità di centrarsi in Cristo per una vita piena e realizzata. 

Non dimentichiamo che siamo creati in Cristo e chiamati alla santità, questo è il nostro vero destino a cui orientare e ordinare tutte le scelte fin dalla giovinezza, se non si vuole vagabondare e perdere il tempo dell'unica vita che abbiamo. Giuseppe e Maria sono con noi per questo.



Come possiamo impostare una sana spiritualità su San Giuseppe?


Bisogna partire sempre dalla fede. E la fede, che è dono di Dio, è anche risposta dell'uomo. Nelle pagine del libro abbiamo mostrato come Giuseppe ci insegni a rispondere con i fatti. Ma la fede richiede anche conoscenza della verità sul suo conto. È molto importante per noi conoscere san Giuseppe secondo l'insegnamento autentico della Chiesa, perché non si può amare chi non si conosce. Quindi, approfondire la sua figura è assai importante per coltivare una corretta e sana devozione. Si può attingere dalla Parola di Dio scritta e trasmessa, quindi dal Vangelo ma anche dalla Tradizione vivente della Chiesa e dagli insegnamenti dei Papi, dei Santi e dei teologi. Il libro che abbiamo pubblicato ha proprio lo scopo di aiutare a conoscere questa straordinaria figura, perché il cuore del lettore si decida ad incontrarlo, ad aprirsi alla sua presenza, nella preghiera e nel desiderio di farlo suo compagno di vita. Se ricorreremo a lui, lui stesso si farà conoscere sempre meglio, mentre ci custodirà dai pericoli, ci orienterà nel cammino, saprà consolarci e indicarci nelle situazioni concrete la via da percorrere per santificarci. Sempre insieme a Maria, perché non c'è Giuseppe senza Gesù e Maria!



Santa Teresa D'Avila tra la Vergine Maria e San Giuseppe




Come mai alcuni santi della storia della Chiesa, come Santa Teresa d'Avila, hanno nutrito una profonda devozione verso San Giuseppe?


Proprio perché hanno fatto esperienza della sua presenza viva ed efficace. Santa Teresa d'Avila ottenne persino una straordinaria guarigione ricorrendo a San Giuseppe.



San Giuseppe è stato proclamato Patrono della Chiesa universale. Cosa vuol dire questa espressione?


Giuseppe ci custodisce come ha custodito il Bambino e sua Madre a lui affidati da Dio. La Chiesa è il Corpo di Cristo, quindi, è chiaro che san Giuseppe sia stato proclamato custode di questo Corpo, essendo stato custode del Capo.



Perché è chiamato terrore dei demoni?


Perché la sua potenza sui demoni è comprovata da secoli. E non potrebbe essere altrimenti: è stato padre putativo e custode del Redentore e di sua Madre, cooperando in tal modo all'opera della Redenzione. La Redenzione è riscatto dal potere del demonio che Gesù è venuto a realizzare per noi peccatori. Quindi, chi più di Maria Immacolata, ossia mai soggetta al potere del peccato con cui il demonio ci tiene schiavi, e di Giuseppe cooperatore fedele all'opera di Redenzione possono far tremare i demoni?



Dopo aver letto il libro ci si accorge subito che il testo va ripreso e meditato nuovamente poiché vi sono tanti concetti che portano il lettore a riflettere e a gustare la profondità e la ricchezza della figura di San Giuseppe, di Gesù e di Maria, della Sacra Famiglia, quella Trinità familiare che riflette sulla terra la Trinità Celeste, "il più grande di tutti i misteri".

La lettura del testo si presenta chiara e scorrevole coinvolgendo il lettore in un percorso che si districa attraverso le maglie della storia dell'Incarnazione del Verbo di Dio, seguendo però la via più consueta e comprensibile per l'uomo e cioè la famiglia, luogo dove si deve apprendere l'amore e il rispetto della vita, dalla nascita fino alla morte.

Il libro riprende quei valori che oggi sono quasi dimenticati e abbandonati, come la verginità, il riserbo, la continenza, la ricerca della santità, la spiritualità, l'accettazione del progetto di Dio sopra ogni cosa, il mettere Dio al primo posto nella propria vita.

Se per alcuni oggi questi valori sono ormai obsoleti non possiamo dire la stessa cosa della Sacra Famiglia che li ha messi invece al centro della propria esistenza costruendo un progetto di santità e di bellezza che continua ancora oggi a parlare al cuore e alla mente di ogni persona che si accosta al mistero del Verbo incarnato e della Sacra Famiglia, che manifesta sulla terra lo splendore e la magnificenza dell'Amore Trinitario.


Un grazie di cuore alla Prof.ssa Pamela Salvatori per averci donato questo testo e per aver risposto alle nostre domande.


PAMELA SALVATORI

Specializzata in Teologia Dogmatica, scrive libri, articoli e recensioni, collaborando con varie riviste di Teologia,  di cultura, come La Civiltà Cattolica, e di Spiritualità. Ha pubblicato nel 2023 "Dono e impegno" e nel 2025 "Il dito di Dio. Lo Spirito Santo nella vita cristiana".


San Giuseppe, l'uomo dei fatti

AutorePamela Salvatori

Carla Dal Piaz (Prefazione)  

Anno: 2024

Numero pagine: 120

Valutazione: ☼ ☼ ☼ ☼ ☼

ISBN9791222732084

Casa Editrice: Youcanprint

Prezzo di copertina: € 10 (Formato Kindle: EUR 4,99)



Della stessa autrice






LASCIA UN TUO COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Se vuoi puoi condividere questo articolo con i tuoi amici o le persone  che conosci.
Grazie di 🤎