Radici Cristiane

       "Nel corso dei secoli, hai ricevuto (Europa) il tesoro della fede Cristiana. Esso fonda la tua vita sociale sui principi tratti dal Vangelo e se ne scorgono le tracce dentro le arti, la letteratura, il pensiero e la cultura delle tue nazioni. Ma questa eredità non appartiene soltanto al passato; essa è un progetto per l'avvenire da trasmettere alle generazioni future, poiché è la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno forgiato insieme il Continente europeo".
(Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa, 120)





21 gennaio


Sant'Agnese martire


Sant'Agnese con la palma del martirio e l'agnellino



Venerdì, 21/01/2022

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)




        Agnese, dal greco pura, casta e sacra, è vissuta al tempo delle persecuzioni di Diocleziano. Ella era di una bellezza angelica tanto che il figlio del prefetto si innamorò di lei. La giovane ragazza, però, aveva già consacrato il suo cuore a Gesù Cristo e aveva fatto voto di perpetua verginità. 

Il pretendente ingelosito e contrariato da questo diniego accusò la giovane di essere una cristiana e la espose, così facendo, alla pena di morte. La giovane Agnese venne sottoposta a innumerevoli supplizi: denudata e privata della sua dignità di donna . Un'antica leggenda narra che Dio gli fece  crescere dei lunghi capelli per coprire la nudità del suo corpo e quando il suo pretendente cercò di abusare di lei un fulmine dal cielo lo fulminò e lo uccise. 

La giovane, impietosita dalle lacrime del padre, pregò Gesu' di riaprirgli gli occhi e di ridonargli la vita. L'uomo ritornò a respirare e la giovane Agnese offrì se stessa in sacrificio, come un tenero e mansueto agnello, per amore di Gesù.

La vergine fu martirizzata, con un colpo di spada alla gola, il 21 gennaio, tra il 303 e il 304 d.C., a soli 13 anni.

Agnese, la pura, sacrificata come un tenero agnellino, riflette anche nel suo nome la bellezza del suo cuore e delle sue virtù e ancora oggi i suoi tratti trovano posto nella devozione di tanti uomini e donne nel mondo intero.

Secondo un'antica tradizione nel giorno della festa di questa martire romana vengono benedetti degli agnelli e la loro lana servirà per realizzare i Pallii che il Papa consegnerà ai nuovi arcivescovi metropoliti il 29 giugno, nella Solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo.


Papa Francesco consegna il Pallio ad un Vescovo Metropolita (foto: vatican news)




20 gennaio

San Sebastiano

(Narbona, 256 - Roma, 20 gennaio 288)



Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, San Sebastiano, 1525, Galleria degli Uffizi




Giovedì, 20/01/2022

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)



           San Sebastiano, soldato e alto ufficiale romano, aveva conquistato i favori dell'imperatore Diocleziano che l'aveva eletto capo dei pretoriani, i soldati deputati alla difesa stessa dell'imperatore, ma lui, nondimeno, coltivava interiormente la sua Fede Cristiana e aiutava i martiri e i perseguitati a causa della fede. 

Diocleziano, però, venne a sapere della conversione di Sebastiano e dopo averlo fatto legare ad un palo, come un bersaglio, gli fece scagliare delle frecce dagli arcieri della mauritania. Una pia donna, S. Irene di Roma, passando di là e credendolo morto, raccolse il suo corpo, ma si accorse che era ancora in vita. Lo curò amorevolmente e Sebastiano guarì prodigiosamente. Il giovane soldato, non curante del martirio subito, si presentò lungo la strada dove doveva passare l'imperatore Diocleziano. 

Lo rimproverò per le sue malefatte e per le persecuzioni inflitte ai cristiani. L'imperatore, allora, credendo che il suo ordine non fosse stato eseguito, lo fece catturare di nuovo per farlo uccidere. Sebastiano, dopo aver scoperto il suo petto, mostrò le cicatrici rimaste impresse sulla sua pelle dopo i colpi di freccia scoccati dagli arcieri sul suo povero corpo. L'imperatore, infuriato, lo fece uccidere a colpi di clave. 

 La matrona Lucina raccolse il suo corpo per seppellirlo perché in un sogno il giovane martire le aveva espresso il desiderio di essere sepolto nelle catacombe dei Cristiani, sulla via Appia.


20 gennaio
San Fabiano

Papa della Chiesa cattolica dal 10 gennaio 236 al 20 gennaio 250.


San Fabiano, Vescovo di Roma e 20° Papa della Chiesa Cattolica (foto: il santo del giorno)


         Fabiano, venuto dalla campagna, fu eletto Papa dopo che una colomba si posò sopra il suo capo. Questo fu visto come un grande segno dal cielo e una predilezione divina.



Antonio da Fabiano, Madonna della Misericordia tra San Sebastiano e San Fabiano, 1470, Milano, Istituto Toniolo



19 gennaio
San Mario e famiglia martiri

(III - IV sec. d.C.)


Santino, immagine raffigurante San Mario martire




Mercoledì, 19/01/2022

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)




             Di S. Mario e della sua famiglia, uccisi in odio alla loro fede cristiana, non sappiamo molte notizie. Un'antica tradizione, risalente al IV sec. d.C., La Passio di San Valentino, ci racconta che Mario era un nobile persiano che con la moglie Marta e i figli Audiface e Abaco, verso l'anno 270 d.C., si recarono a Roma per venerare i luoghi santi della cristianità e per visitare le tombe dei gloriosi martiri che nei primi secoli dell'era cristiana avevano offerto la loro vita per non rinnegare la loro fede in Cristo Gesù.

Arrivati nella città eterna si resero subito conto della condizione e delle persecuzioni che i cristiani, per mano dell'impero romano e dell'imperatore, erano costretti a subire:

cominciarono, infatti, insieme all'aiuto del pio sacerdote Giovanni, a seppellire i morti, i corpi dei martiri che giacevano nelle campagne lungo la via Salaria, circa duecentosessanta.

I cristiani che venivano scoperti erano costretti dall'impero a rifiutare la loro fede e ad accendere una candela agli idoli e alla statua dell'imperatore.

La famiglia persiana preferì morire per non rinnegare la propria fede e non adorare le divinità pagane.

Mario, Audiface e Abaco furono giustiziati sulla via Cornelia, Marta, invece, venne uccisa presso uno stagno a poca distanza.

La matrona romana Felicita seppellì i lori corpi in un terreno di sua proprietà, poco distante dal luogo del martirio.

In questo luogo, a memoria del sacrificio della famiglia di S. Mario, fu eretta una Chiesa, meta, successivamente, di innumerevoli pellegrini.

Anche Don Bosco, che era un sottile e arguto scrittore, nel 1861, scrisse un racconto dove si narravano le gesta di questa famiglia di martiri.




Il Santo Graal a Valencia
 


Il Santo Graal custodito nella Cattedrale di Valencia in Spagna



Martedì, 18/01/2022

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)




          Secondo un'antica tradizione nella Cattedrale di Valencia, in Spagna, è custodito il Santo Graal, il calice che Gesù di Nazareth ha utilizzato durante l'Ultima Cena e che poi anche Giuseppe di Arimatea ha usato per raccogliere delle gocce di sangue uscite dalla ferita del costato di Gesù.



Cattedrale di Valencia, Spagna


Cappella del Sacro Graal, Cattedrale di Valencia


      Da migliaia di anni quest'oggetto ha suscitato curiosità e scalpore e le leggende in cui è stato inserito si sono moltiplicate a dismisura, con riferimenti letterari e riproposizioni cinematografiche. Al Calice che Gesù Cristo ha utilizzato nell'Ultima Cena sono state applicate virtù e poteri misteriosi, ma agli occhi del credente questo cimelio non è altro che il suggello, la carta quasi scritta, il testamento d'amore che il Figlio dell'Onnipotente ha lasciato agli uomini per ribadire fino a che punto l'amore del Dio incarnato si è spinto per amore delle sue creature.

E' con questo spirito che alcuni Pontefici, come S. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, si sono recati in questo santo luogo e, durante la Celebrazione Eucaristica, hanno bevuto a questo Calice.

Anche il Beato Carlo Acutis, grande innamorato dell'Eucaristia e del Mistero Eucaristico, come racconta la mamma nel "Il segreto di mio Figlio", si è recato in questo suggestivo e affascinante luogo per venerare il Santo Graal.

Questo Calice, il Sacro Graal, infatti, testimonia ancora oggi, dopo circa duemila anni, che il memoriale di Cristo, il Sangue e il Corpo che Gesù ha offerto per noi è la sorgente da cui zampilla il mistero della nostra Redenzione.


Teca che custodisce il Sacro Graal



17 gennaio

Sant'Antonio Abate 


S. Antonio Abate il grande




Lunedì, 17/01/2022

a cura di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)



        "Scritta nel IV secolo (d.C.)  da Atanasio, la Vita di Antonio è un best seller della letteratura Cristiana, presente in centinaia di codici nelle biblioteche di tutto il mondo. Di Antonio, "il padre dei monaci", conosciamo l'infanzia e la giovinezza, le notti trascorse vegliando e pregando, la predicazione, la fuga verso il deserto, i miracoli compiuti in nome di Dio, le battaglie contro i filosofi e gli eretici; conosciamo infine, la dolcissima morte nel cuore del deserto, da dove i suoi occhi contemplano per l'ultima volta il Sinai.

In pochi racconti della letteratura universale troviamo tanta semplicità, tanta tensione drammatica, tanta ingenuità, unite a una sottile sapienza intellettuale, che continuano ad affascinare, oggi come sedici secoli fa, un grandissimo pubblico. Completano la nostra conoscenza di questo padre del deserto i trentotto detti e le sette lettere sicuramente autentiche". (Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio - Antonio abate, Detti - Lettere, ed. Paoline) 


        Nella ricorrenza della festa di Sant'Antonio Abate l'egiziano, il diciassette gennaio, vogliamo presentare ai nostri lettori alcuni dei suoi più importanti detti, apoftegmi, pieni di sapienza e utili per una salutare riflessione.


Detti di S. Antonio Abate


1. Un giorno il santo abba Antonio, mentre dimorava nel deserto, fu preso da scoraggiamento e da grande tenebra nei pensieri. E diceva a Dio: «Signore, voglio essere salvato, ma i pensieri me lo impediscono. Che potrò fare nella mia afflizione? Come posso essere salvato?». Sporgendosi un poco, Antonio vede un altro come lui, che sta seduto e lavora, poi si alza dal lavoro e prega, poi, di nuovo si siede e intreccia la corda, poi, di nuovo, si alza per pregare. Era un angelo del Signore inviato a correggere Antonio e a rassicurarlo. E udì l'angelo che diceva: «Fa' così e sarai salvo». Come udì queste parole, fu preso da grande gioia e coraggio, così fece e si salvò.

2. Abba Antonio, scrutando l'abisso dei giudizi di Dio, chiese: «Signore, come mai alcuni muoiono in giovane età, altri vecchissimi? E perché alcuni sono poveri e altri sono ricchi? E come mai degli ingiusti sono ricchi e dei giusti sono in miseria?». E giunse a lui una voce che disse: «Antonio, bada a te stesso. Questi giudizi spettano a Dio e non guadagni nulla a saperli».

3. Un tale interrogò abba Antonio. Gli disse: «Che cosa devo fare per piacere a Dio?». L'Anziano gli rispose: «Fa' quello che io ti ordino: dovunque tu vada, tieni sempre Dio davanti ai tuoi occhi e qualunque cosa tu faccia, appoggiati sempre sulla testimonianza delle sante Scritture; in qualsiasi posto abiti, non andartene presto. Osserva questi tre precetti e sarai salvo».

4. Disse abba Antonio ad abba Poemen: «Questa è la grande fatica dell'uomo: gettare su di sé il proprio peccato davanti a Dio e aspettarsi la tentazione fino all'ultimo respiro». 5. Disse ancora: «Nessuno, se non avrà provato la tentazione, potrà entrare nel Regno dei cieli, poiché, disse, togli le tentazioni e nessuno si salverà».

6. Abba Pambo chiese ad abba Antonio: «Che debbo fare?». Gli disse l'Anziano: «Non confidare nella tua giustizia, non preoccuparti delle cose che passano, domina la lingua e il ventre». 7. Disse abba Antonio: «Vidi tutte le reti del Nemico stese sulla terra e gemendo dissi: «Chi potrà sfuggire?». E udii una voce che mi disse: «L'umiltà».

8. Disse ancora: «Alcuni rovinano il loro corpo con l'ascesi, ma poiché mancano di discernimento si allontanano da Dio».

9. Disse ancora: «Dal prossimo ci vengono la vita e la morte. Perché se guadagniamo il fratello, guadagniamo Dio, ma se scandalizziamo il fratello, pecchiamo contro Cristo».

13. Nel deserto vi era un tale che cacciava belve feroci e vide abba Antonio che scherzava con i fratelli. L'Anziano voleva fargli capire che bisogna, a volte, accondiscendere ai fratelli e gli disse: «Metti una freccia nel tuo arco e tendilo». Quello così fece. Gli disse: «Tendilo ancora» e quello lo tese. Gli disse di nuovo: «Tendilo». Gli disse il cacciatore: «Se lo tendo troppo, l'arco si spezza». Gli disse l'Anziano: «Così avviene anche nell'opera di Dio. Se con i fratelli tendiamo l'arco oltre misura, si spezzano presto. Occorre, dunque, di tanto in tanto, accondiscendere ai fratelli». A queste parole il cacciatore fu preso da compunzione e se ne andò molto edificato dall'Anziano. E anche i fratelli ritornarono nelle loro dimore fortificati. 32. Disse abba Antonio: "Io ormai non temo più Dio, ma lo amo perché l'amore scaccia il timore"

11. Disse ancora: "Chi dimora nel deserto e cerca la pace è liberato da tre guerre: quella dell'udito, della lingua e degli occhi. Gliene resta una sola: quella del cuore.

35. Disse abba Antonio: "Chi batte un pezzo di ferro, prima pensa a quello che ne vuol fare: se una falce, una spada o una scure. Così anche noi dobbiamo pensare a quale virtù vogliamo acquistare per non faticare inutilmente".

27. Tre padri avevano l'abitudine di recarsi ogni anno dal beato Antonio. Due di loro lo interrogavano sui pensieri e sulla salvezza dell'anima; uno, invece, taceva sempre e non chiedeva nulla. Dopo molto tempo abba Antonio gli disse: Da tanto tempo vieni qui e non mi chiedi niente! E quello gli rispose: Mi basta vederti, padre!".



12 gennaio
S. Bernardo da Corleone

(Corleone, 6 febbraio 1605 - Palermo, 12 gennaio 1667) 

San Bernardo da Corleone 
prostrato, in preghiera, ai piedi del crocifisso
 



Mercoledì, 12/01/2022

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)



Da spadaccino a frate e poi... santo. S. Bernardo, rifugiato in un convento di frati cappuccini, dopo un duello, per paura di vendetta, spinto dal pentimento, divenne un frate e poi un santo.


Spada del XVII sec.


San Bernardo da Corleone



             Filippo Latino, come si chiamava San Bernardo prima di diventare un frate cappuccino, era figlio di Leonardo, calzolaio, e di Francesca Xaxa, terziaria francescana. Filippo aveva appreso l'arte del padre ma era anche un ottimo spadaccino, fra i migliori di Corleone.

Era l'anno 1626 e il nostro spadaccino si scontrò a duello con un tale che veniva chiamato, con un nomignolo colorito, Vinuiacitu.

Durante il duello Filippo ferì con la sua spada lo sfidante alle dita di una mano.

Si racconta che l'uomo ferito, per vendicarsi, mandò un sicario che si recò appositamente a Corleone per sfidare a duello il calzolaio spadaccino.

A prima vista, il nostro futuro santo non volle accettare la sfida ma poi fu coinvolto in questo duello e, durante lo scontro, ferì gravemente ad un braccio il malcapitato, che perse l'uso di quest'arto. Questo avvenimento procurò a Filippo non pochi guai, ma soprattutto provocò il lui un profondo turbamento interiore, potremmo dire che il pentimento e il senso di colpa presero posto nel cuore del nostro futuro santo.

Dopo varie vicissitudini decise di entrare nell'ordine dei Frati Cappuccini e nel 1631 iniziò il suo noviziato.

Il 13 dicembre del 1631 vestì il saio e, come si faceva all'ora , cambiò il suo nome da Filippo in Bernardo.

Filippo, ormai Bernardo, come frate laico, fu mandato in vari conventi della provincia religiosa a cui apparteneva, dove si distinse per la sua vita santa, e nel 1652 arrivo' a Palermo, dove rimase fino alla morte.

Il processo di canonizzazione è iniziato nel 1673 e nel 2001 è stato proclamato santo da S. Giovanni Paolo II.



28 dicembre
Santi Innocenti Martiri


La strage degli innocenti
 


Martedì, 28/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)

 


      Oggi si ricordano tutti quei bambini innocenti che Erode, in preda ad un delirio di follia, fece uccidere a Betlemme più di duemila anni fa. Il tiranno voleva che il bambino Gesù morisse e quindi non esitò a far compiere questa strage pur di trovare il neonato che avevano adorato i Re Magi. Fin dai primi secoli del Cristianesimo i piccoli Martiri sono stati onorati e venerati come coloro che per primi hanno versato il loro sangue per Dio e per il suo l'Agnello.


Tantissimi bambini ancora oggi nel mondo
vengono privati dei loro diritti e sfruttati
 
             
     "Quanti piccoli Martiri, ancora oggi, sono privati della loro vita, vittime delle ingiustizie degli uomini!".
 

16 dicembre
Sant'Adelaide
(27 giugno 931, 
Orbe, Svizzera - 16 dicembre 999, Abbazia di Selz, Francia)


Sant'Adelaide imperatrice,
vetrata policroma della chiesa di Saint-Denis, 
Toury, 1892



Giovedì, 16/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)


 "E' dovere dei ricchi aiutare i poveri!". (Sant'Adelaide)


     La chiamata alla Santità è veramente un fatto universale, abbraccia tutti gli aspetti e le condizioni sociali delle donne e degli uomini di ogni tempo e di ogni luogo. Un esempio emblematico di questa vocazione universale alla santità è proprio la vita e la figura di Santa Adelaide che, da imperatrice, è stata chiamata, nella sua privilegiata condizione sociale ed economica, a seguire il suo Signore e maestro, percorrendo la via della carità e dell'amore verso il prossimo.

Anche dopo tantissimi anni sant'Adelaide rimane oggi come un fulgido esempio di amore e rispetto verso le persone che vivono in condizioni economiche e sociali più disagiate.


Sant'Adelaide imperatrice aiuta i poveri

 

15 dicembre
Santa Virginia Centurione Bracelli

(Genova, 2 aprile 1587 -  Genova, 15 dicembre 1651)

Santa Virginia Centurione Bracelli



 Mercoledì, 15/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)



     Virginia Centurione era di nobile famiglia, figlia di Giorgio, Doge della Repubblica di Genova e di Lelia Spinola.

La mamma le insegno' presto a leggere e a scrivere, ma anche il latino: una cosa inconsueta per le bambine di allora.

Questo gli avrebbe permesso in seguito di accostarsi alle opere letterarie e alla cultura del tempo.

La madre di Virginia morì giovane e il padre costrinse la ragazza a sposare il rampollo della nobile famiglia  Bracelli, Gaspare.
Da questo matrimonio nacquero due bambine.

Il giovane, però, si rivelò uno sposo infedele e dedito ai vizi, ma Virginia lo accudì e si prese cura di lui anche quando nel 1906 si ammalò di tubercolosi e poi morì il 13 giugno del 1607: Gaspare aveva solo 24 anni e Virginia era rimasta vedova alla giovane età di 20 anni.

Alla morte del marito il padre di Virginia comincio' a prospettargli un nuovo matrimonio. Ella, però, fece voto di castità e non volle più sposarsi.

Santa Virginia dopo la morte del marito si dedicò ad opere di pietà, alla cura e all'educazione delle bambine povere e successivamente fondò le Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario, con sede a Genova, e le Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario, con sede a Roma.

Morì il 15 dicembre 1651, nella casa di Carignano, aveva 64 anni.


Santa Virginia Centurione Bracelli 
veglia sulla città di Genova


 


14 dicembre
San Giovanni della Croce
(24 giugno 1542, Fontiveros, Spagna - 14 dicembre 1591, Úbeda, Spagna)


San Giovanni della Croce

 

Martedì, 14/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)


"En una noche oscura,
 
con ansias, en amores inflamada,
oh dichosa ventura!

 - In una notte oscura,
 
soffrendo affanni,
in amori infiammata, 
O felice ventura! - 

(S. Giovanni della Croce, Notte oscura)


    Oh noche oscura cantava il mistico San Giovanni della Croce! Quante prove nella vita, quanti problemi, quante difficoltà da affrontare.
Il mistico spagnolo Giovanni della Croce ci insegna a vivere questi problemi con la luce della grazia di Dio, a non perdere la speranza e ad abbandonarci nelle braccia del Padre.

"Anche nella notte più oscura c'è sempre un'alba, un'aurora che ci attende". (Francesco Domina)

 

San Giovanni della Croce, mistico riformatore del Carmelo
 
L'aurora è uno dei momenti più suggestivi 
e affascinanti dell'intera giornata



13 dicembre
Santa Lucia, vergine e martire
 

Sant'Agata e Santa Lucia, mosaico che si venera nella Basilica di San Francesco d'Assisi a Palermo

 



Lunedì, 13/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)



      Santa Lucia, che significa luminosa, è una delle sante più conosciute e amate al mondo ed è venerata sia dai cristiani d'oriente che d'occidente.

Nata a Siracusa nel 283 d.C Ella apparteneva a una nobile famiglia. Il padre, però, morì quando Lucia era ancora una bambina. La figura della nostra cara Santa si intreccia in un modo indissolubile con un'altra grande santa siciliana, Sant'Agata. Quando Lucia è appena una ragazza la mamma si ammala gravemente. La nostra giovane conduce la madre sulla tomba di Sant'Agata a Catania. Lucia riceve una rivelazione: la madre guarirà ma lei offrirà la sua vita a Cristo come martire.

Sarà lo stesso fidanzato di Lucia, che ha saputo che ella vuole donare la parte dei suoi beni ai poveri e non vuole più sposarsi, a denunciarla alle autorità romane come cristiana.

Dopo innumerevoli torture, arrecate anche ai suoi occhi, Lucia sarà uccisa in odio alla sua fede il 303 d. C.

La grande martire siciliana è invocata come la protettrice degli occhi e delle malattie legate alla vista.

Anche Dante Alighieri, dopo una malattia agli occhi, guarirà grazie all'intercessione della martire siciliana. Da allora il sommo poeta sarà uno dei suoi più grandi devoti e la celebrerà anche all'interno della Divina Commedia.

Il culto di Santa Lucia, in Sicilia e nel mondo, è legato anche alla cucina e a varie tradizioni alimentari: la cuccia e le arancine.

A Palermo, dopo una terribile carestia, e grazie all'intercessione di Santa Lucia, arrivo' nel porto una nave carica di grano. A causa della fame il grano non venne macinato per ottenere la farina ma fu cotto con l'acqua direttamente in pentola: la cuccia. Anche le arancine, che vengono consumate e mangiate il 13 dicembre, indicano e simboleggiano gli occhi di Santa Lucia.
Sia in Italia che nel mondo la giovane martire siciliana è invocata come la portatrice di luce, quella luce che in realtà è Cristo stesso che illumina il mondo intero.
 



10 dicembre
Beata Vergine Maria di Loreto
Our Lady of Loreto



Interno della Santa Casa, Loreto


Statua della Beata Vergine Maria che si venera nella Santa Casa di Loreto

 


Venerdì, 10/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore

Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)    



     A Loreto, tra il mare Adriatico e il monte Conero, nelle Marche, si conserva e si venera uno dei luoghi più simbolici della cristianità. Secondo un'antica tradizione, risalente al 9 o 10 dicembre 1294, la casa della Beata Vergine Maria, la Santa Casa, come viene chiamata, fu trasportata miracolosamente dagli angeli in questo luogo.

In quella notte del 1294, secondo le narrazioni agiografiche, arrivò in questa suggestiva parte del mondo la piccola dimora della Beata Vergine Maria, le pietre che furono testimoni di quell'evento che ha ridefinito il corso della storia: l'Annunciazione e l'Incarnazione del Verbo di Dio che si è fatto carne.

Il sì di Maria ha riportato nel mondo un tenue raggio di luce e la speranza che il Dio che ha creato l'universo intero non ha mai abbandonato le sue creature.

Ben presto questo luogo è diventato meta di innumerevoli pellegrini e ha visto sorgere una grande Basilica per custodire la bellezza di questo mistero.​

Papa Benedetto XV proclamò la Beata Vergine di Loreto "Patrona di tutti gli aeronautici", proprio in ricordo del volo che la piccola casa compì per arrivare nel cuore cristiano della terra marchigiana.


Le frecce tricolori, il 2 giugno, sfrecciano nel cielo in occasione della Festa della Repubblica Italiana



7 dicembre
Sant'Ambrogio Vescovo di Milano

(Treviri, 339-340 - Milano, 4 aprile 397) 


Antico mosaico raffigurante Sant'Ambrogio di Milano e  probabile ritratto del Vescovo, Basilica di Sant'Ambrogio ,Milano


Martedì, 07/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore
Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)



 "[...] Strappato infatti dai tribunali e dalla magistratura ed eletto all'episcopato, ho iniziato ad insegnarvi ciò che io stesso non avevo imparato. È quindi accaduto che cominciassi ad insegnare prima che ad imparare. Devo dunque contemporaneamente imparare ed imparare, perché prima d'ora mi è mancato il tempo per imparare". 

(Ambrogio, De Officiis I 4) 

     "Prima ancora di imparare mi ritrovai ad insegnare". Le semplici parole di questa frase e racchiudono la vicenda umana e spirituale di Ambrogio, futuro Vescovo di Milano. Infatti egli si ritrovò, dopo essere stato eletto Vescovo, ad insegnare prima ancora di avere imparato le Scienze Teologiche. Si sa che Dio opera delle cose straordinarie con gli strumenti più inaspettati e Ambrogio si è rivelato una delle figure privilegiate da Dio anche se egli proveniva da un ambiente giuridico e non ecclesiastico.

Arrivato in Cattedrale per sedare una rivolta tra fazioni diverse per l'elezione del nuovo Vescovo Ambrogio fulamato da un bambino che inizia a gridare: "Ambrogio Vescovo!".

Questa espressione fu l'inizio della grande avventura di uno dei più grandi padri della Chiesa...



6 dicembre 
San Nicola di Bari


San Nicola benedice i tre bambini, autore anonimo,
Convento di San Nicola, Bari



Lunedì, 06/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore
Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia... Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)



 Oggi la Chiesa ricorda una delle figure più popolari nel campo agiografico: San Nicola di Bari. Il fascino che questo santo esercita nell'immaginario collettivo è ancora vivido e presente nel cuore di tanti fedeli, che ancora oggi lo invocano e chiedono il suo patrocinio e la sua intercessione. I suoi gesti di bontà e di tenerezza si sono diffusi sia in Oriente che in Occidente, tanto da essere considerato uno dei santi più popolari al mondo. Il nome Nicola deriva dal greco e significa "il vincitore del Popolo".


Nato a Patara, città portuale al largo della costa meridionale della Turchia, nel 270 d.C. Nicola fu eletto Vescovo di Myra, dove visse tutta la sua vita e morì nel 345.


Secondo un'antica tradizione, San Nicola aiuto' tre fanciulle povere che volevano sposarsi ma non avevano i mezzi necessari per poterlo fare. Il padre addirittura le voleva costringere a commettere delle azioni cattive o voleva venderle come schiave.

Nicola, per tre notti consecutive, gettò di nascosto, attraverso una finestra, tre sacchetti di monete d'oro che permisero alla fanciulle di potersi sposare.

Dopo varie vicissitudini le spoglie mortali di San Nicola furono portate a Bari, dove fu eretta una basilica in suo onore. Ma perché la figura di San Nicola di Bari viene accostata a quella di Babbo Natale?

Tutto Iniziò quando gli olandesi portarono il culto tradizionale di San Nicola in Nord America e nel 1621 fondarono New Amsterdam sulla punta di Manhattan. Qui la figura di San Nicola fu modificata con quella di Sinterklaas o Sint-Nicolaas, un vecchietto barbuto dai tratti leggendari che si ispira a San Nicola, patrono dei bambini e la cui festa si celebra il 6 dicembre, proprio il giorno del nostro Santo.

Successivamente i coloni di lingua inglese, approdati in America, trasformarono ancora la storia di San Nicola con quella di Babbo Natale.

Accostare la figura di San Nicola di Bari con quella di Babbo Natale può essere un tentativo anche divertente ma il nostro caro Santo, che nella sua vita ha fatto veramente dei doni ai poveri, ai bambini e alle persone bisognose, ci insegna a non soffermarci troppo o esclusivamente all'aspetto consumistico e materialistico, ma ad andare in profondità e ricercare la dimensione spirituale del Natale, per coltivare un sano rapporto con Dio. 


Esterno della Basilica di San Nicola, Bari.
All'interno si trovano le spoglie mortali del Santo.
 

4 dicembre

Santa Barbara

(III - IV sec. d.C.)
 

Santa Barbara raffigurata con i simboli che la caratterizzano: torre a tre finestre, fulmine, palma del martirio, spada, corona, calice e ostia, cannone.


Sabato, 04/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore
Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia...  A
giografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi)


    Santa Barbara è una martire cristiana che viene invocata come protettrice contro le calamità naturali. 
E' per questo che la nostra cara Santa è stata eletta patrona dei vigili del fuoco, della Marina Militare, degli artificieri, degli artiglieri e dei minatori...
La presenza del suo culto è attestato nell'oriente Cristiano già dal VI sec.d. C.
Barbara, figlia del pagano Dioscuro, fu rinchiusa dal padre in un castello con tre finestre, che simboleggiano la Trinità. Dopo essere stata liberata temporaneamente Barbara si converte al cristianesimo, studia i testi di Origene e si reca da lui, ad Alessandria, per farsi battezzare.

Scoperta dal padre Barbara viene torturata per rinnegare la propria fede.

La giovane, però, non rinnega il cristianesimo e il padre la uccide decapitandola. Morirà con lei anche una giovane, Giulia.

Subito dopo l'omicidio il padre di Barbara, Dioscuro, verrà incenerito da un fulmine disceso dal cielo. Poco tempo dopo, presso il luogo in cui vengono sepolte le due giovani, avverranno delle guarigioni inspiegabili. Questo sarà il motivo che contribuirà a divulgare il culto di queste due giovani Martiri.
 
 


3 dicembre

S. Francesco Saverio

(Javier, Spagna 7 aprile 1506 - Isola di Sancian, Cina 3 dicembre 1552)
 

A. Cifrondi, sec. XVII-XVIII, San Francesco Saverio



Venerdì, 03/12/2021

di Francesco Domina©

Insegnante e Scrittore
Si occupa di Teologia, Religioni, Letteratura, Tecnologia...

Agiografia (lo studio della vita, del culto e delle opere dei Santi) 


      Grande missionario e uomo di cultura Francesco, chiamato "grande padre", insieme a Sant'Ignazio di Loyola, ha fondato l'ordine dei Gesuiti.

Egli, con santa Teresa di Lisieux, è patrono delle missioni e dei missionari cattolici. Francesco ha speso tutte le sue energie per diffondere nel mondo il Vangelo, in Giappone, in Cina dove è morto su una piccola isola, da solo, senza alcun sacramento e una sepoltura degna del suo stato. 

Egli si è dato tutto e ha dato tutto per amore di quel Gesù di cui ha fondato la sua compagnia, la Compagnia di Gesù.

(Francesco Domina)

 

Chiesa del Gesù di Casa Professa, Palermo.
Cappella di San Francesco Saverio, dove si custodisce la reliquia del suo braccio


19 novembre S. Matilde di Hackeborn (1241-1299) 


di Francesco Domina© 


 "Matilde era chiamata l'usignolo di Dio perché il suo canto era melodioso come il cinguettio dell'usignolo. Anche Dante Alighieri si è ispirato a lei per scrivere alcuni versi della Divina Commedia". (Francesco Domina)


Santa Matilde di Hackeborn

Un usignolo che canta. Questo cantore è presente nella letteratura mondiale, da Esopo a Shakespeare.



Io sono il Pastore bello


Gesù Buon Pastore,
catacombe di San Callisto - Roma, III sec. d.C.
 

di Francesco Domina©


    Una delle immagini più antiche che raffigura Gesù come il Buon Pastore si trova nelle catacombe di San Callisto a Roma e fu probabilmente dipinta intorno al III secolo d.C.

"Io sono il Pastore bello..."

- Ego eimi o poimen o kalos - Έγώ είμι ó ποιμήν ó καλóς -. (Gv 10,11)

 Il termine, l'aggettivo greco utilizzato nella pericope giovannea per indicare il Pastore è kalos (kalos=bello), anche se di solito si traduce con Buon Pastore, in greco agazòs (agaqos=buono). 
L'aggettivo "bello", usato spesso come sinonimo di "buono", vuole indicare che Gesù non è solo un pastore buono, ma che è un pastore giusto, affidabile, la sua è anche una bellezza interiore.

Gesù è bello perché dona la propria vita per i suoi amici, ma anche per tutti gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo. Egli, in questo brano, utilizza il termine "Io sono", il nome stesso di Dio per indicare che "Dio è il Buon Pastore".Gesù è il pastore bello perché "conosce le sue pecore". Se conosciamo la sua persona, se comprendiamo bene la sua figura veniamo introdotti all'interno dell'amore trinitario.

"Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore".
(Gv 10,14-16)

SAN GIORGIO
martire

275 c. Cappadocia -23 aprile 303 d.C. Lydda (Palestina)

 memoria 23 aprile 
 

San Giorgio che uccide il drago


di Francesco Domina©


La figura di San Giorgio, tra realtà e leggenda, ha sempre affascinato tanti personaggi della storia: Cavalieri, Santi, Uomini e Donne comuni.

San Giorgio incarna e simboleggia l'eterna lotta tra il bene e il male.


Per approfondire:


SAN GERLANDO
Vescovo di Agrigento

25 febbraio  1100 d.C.


a cura di Francesco Domina©
Statua di San Gerlando, Cattedrale di Agrigento

"Gerlando di Agrigento (Besançon, 1030 / 1040 - Girgenti, 25 febbraio 1100) fu vescovo di Agrigento; è venerato come santo patrono delle città di Agrigento e di Porto Empedocle.
Gerlando, di origini franco-normanne, fu nominato vescovo di Agrigento nel 1088. Resse la sede vescovile di Agrigento fino alla morte.

San Gerlando è venerato come santo dalla Chiesa cattolica dal 1159. Patrono della città di Agrigento, è festeggiato il 25 febbraio.

Le sue reliquie sono conservate nella cattedrale di Agrigento, in un'urna d'argento di pregevole fattura".
(Wikipedia.org)

 

© lettoriescrittori.it
© lettoriescrittori.it
© lettoriescrittori.it
© lettoriescrittori.it
© lettoriescrittori.it
© lettoriescrittori.it
Ho scattato queste foto durante una mia visita alla bellissima citta' di Agrigento e alla sua Cattedrale.

 


SANT'AGATA
Vergine e Martire catanese

5 febbraio 251 d.C.


a cura di Francesco Domina©

Ambrogio da Fossano detto Bergognone, particolare cimasa del Polittico di San Bartolomeo, Bergamo, Accademia Carrara.
 

     Memoria di S. Agata, vergine e martire, che a Catania, in Sicilia, ancora giovane, durante l'infuriare della persecuzione, nell'anno 251, conservò nel martirio la purezza del corpo e l'integrità della fede, offrendo la propria testimonianza per Cristo Signore.   (Martirologio)

             

                                                                                                                             

Il martirio di Sant'Agata


     Agata aveva circa quindici anni quando volle consacrarsi a Dio. Il Vescovo di Catania accolse la sua richiesta e le impose il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Il proconsole di Catania Quinziano ebbe l'occasione di vederla, se ne invaghì e ordinò che la portassero al Palazzo pretorio. I tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero alcun risultato e allora l'uomo, furioso, organizzò un processo contro di lei. Interrogata e torturata Agata restava salda nella sua fede, ma Quinziano al colmo del furore le fece anche strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. La giovane, dopo una visione, fu guarita. Fu ordinato allora che venisse bruciata, ma un forte terremoto evitò l'esecuzione.

     Il proconsole fece togliere Agata dalla brace e la fece riportare agonizzante in cella dove morì qualche ora dopo. Prima di morire recitò a Dio la sua preghiera: " Signore che hai tolto da me l'amore del mondo, hai preservato il mio corpo dalla contaminazione , mi hai fatto vincere i tormenti del carnefice, il ferro, il fuoco e le catene, mi hai donato tra i tormenti la virtù della pazienza; ti prego di accogliere ora il mio Spirito: perché è già tempo che io lasci questo mondo e giunga alla tua misericordia". Era il 5 febbraio 251.     

 

Sant'Agata nel cuore dei catanesi

Busto di Sant'Agata venerato a Catania

 

La festa in onore di Sant'Agata viene celebrata a Catania dal 3 al 5 febbraio.

Il primo giorno vi è la processione per l'offerta della cera, in passato tali ceri servivano per illuminare l'altare della cattedrale. Oggi tale processione venne sostituita dalle "candelore" cioè degli enormi carri illuminati (che in passato erano 28, oggi sono 13) e ognuno dei quali  rappresenta un mestiere. Ogni carro viene chiamato cereo. Il primo giorno si conclude con i fuochi d'artificio.

Il secondo giorno, a partire dalle tre di notte, viene esposto il prezioso busto di Sant'Agata in modo che i devoti possano visitarlo, in attesa della messa dell'aurora e della processione. Durante la questa processione vengono gettati sul fercolo dei garofani rossi che rappresentano il sangue di Agata. 

Alle prime luci dell'alba Sant'Agata ritorna in cattedrale e viene omaggiata con i fuochi d'artificio. La processione attraversa le vie periferiche della città.

Il 5 febbraio si ricorda la data del martirio. Le reliquie, in questa circostanza, vengono ricoperte di garofani bianchi, i quali rappresentano la purezza di Agata. Dopo il tramonto, verso le ore 17:00, prende il via la processione, che questa volta attraversa il centro della città, passando per via Etnea e per altre vie del centro. La festa si conclude la mattina presto del 6 febbraio con il ritorno in cattedrale del busto di Sant'Agata e lo spettacolo pirotecnico.

Dolci tipici della festa sono le cosiddette "cassateddi di Sant'Aita".

Tale festa viene ripetuta in forma ridotta il 17 agosto, che ricorda il giorno in cui nel 1126 le spoglie di Sant'Agata sono state riportate a Catania da due soldati provenienti da Costantinopoli. 

RIFERIMENTI:

lIL MARTIRIO DI AGATA -Dramma Sacro -Piero Sapienza -Ed. Prospettive -Catania

lS. AGATA, BREVE STORIA-A cura di Don Piero Sapienza-www.parrocchiadellaguardia.it

lAGATA SPLENDIDISSIMA -Domenico Gagliani -Ed. Capitolo della Cattedrale -Catania

lS. AGATA E IL SUO CULTO -Mons. Salvatore Romeo -Ed. N. Giannotta -Catania 1922

lIl martirio di sant'Agata e le radici cristiane della Sicilia -Libera per nascita, serva per scelta -di Umberto Utro, Responsabile del reparto di arte paleocristiana dei Musei Vaticani

lS. Agata da Catania-Gaetano Zito, ©2004 Editrice Velar, Gorle (Bg)

lAGATA la santa di Catania -Vittorio Peri -Editrice Velar, Gorle (Bg)

lGIOVANNI PAOLO II IN VISITA PASTORALE A CATANIA 4-5 NOVEMBRE 1994 -EAC

lC.E.I., Martirologio Romano -Libreria Editrice Vaticana

lIL TESORO DI SANT'AGATA -Edizioni Arcidiocesi Catania

lSITO WEB Catania Cultura -L'angelica tavoletta -Sandro Torrisi

lSITO WEB Comune di Catania -La Chiesa di S. AGATA a Cremonaonti



Detti di S. Antonio Abate
1. Un giorno il santo abba Antonio, mentre dimorava nel deserto, fu preso da scoraggiamento e da grande tenebra nei pensieri. E diceva a Dio: «Signore, voglio essere salvato, ma i pensieri me lo impediscono. Che potrò fare nella mia afflizione? Come posso essere salvato?». Sporgendosi un poco, Antonio vede un altro come lui, che sta seduto e lavora, poi si alza dal lavoro e prega, poi, di nuovo si siede e intreccia la corda, poi, di nuovo, si alza per pregare. Era un angelo del Signore inviato a correggere Antonio e a rassicurarlo. E udì l'angelo che diceva: «Fa' così e sarai salvo». Come udì queste parole, fu preso da grande gioia e coraggio, così fece e si salvò.

2. Abba Antonio, scrutando l'abisso dei giudizi di Dio, chiese: «Signore, come mai alcuni muoiono in giovane età, altri vecchissimi? E perché alcuni sono poveri e altri sono ricchi? E come mai degli ingiusti sono ricchi e dei giusti sono in miseria?». E giunse a lui una voce che disse: «Antonio, bada a te stesso. Questi giudizi spettano a Dio e non guadagni nulla a saperli». 

3.
Un tale interrogò abba Antonio. Gli disse: «Che cosa devo fare per piacere a Dio?». L'Anziano gli rispose: «Fa' quello che io ti ordino: dovunque tu vada, tieni sempre Dio davanti ai tuoi occhi e qualunque cosa tu faccia, appoggiati sempre sulla testimonianza delle sante Scritture; in qualsiasi posto abiti, non andartene presto. Osserva questi tre precetti e sarai salvo». 

4. Disse abba Antonio ad abba Poemen: «Questa è la grande fatica dell'uomo: gettare su di sé il proprio peccato davanti a Dio e aspettarsi la tentazione fino all'ultimo respiro». 

 5. Disse ancora: «Nessuno, se non avrà provato la tentazione, potrà entrare nel Regno dei cieli, poiché, disse, togli le tentazioni e nessuno si salverà». 

6. Abba Pambo chiese ad abba Antonio: «Che debbo fare?». Gli disse l'Anziano: «Non confidare nella tua giustizia, non preoccuparti delle cose che passano, domina la lingua e il ventre». 

7. Disse abba Antonio: «Vidi tutte le reti del Nemico stese sulla terra e gemendo dissi: «Chi potrà sfuggire?». E udii una voce che mi disse: «L'umiltà». 

8. Disse ancora: «Alcuni rovinano il loro corpo con l'ascesi, ma poiché mancano di discernimento si allontanano da Dio». 

9. Disse ancora: «Dal prossimo ci vengono la vita e la morte. Perché se guadagniamo il fratello, guadagniamo Dio, ma se scandalizziamo il fratello, pecchiamo contro Cristo».

13. Nel deserto vi era un tale che cacciava belve feroci e vide abba Antonio che scherzava con i fratelli. L'Anziano voleva fargli capire che bisogna, a volte, accondiscendere ai fratelli e gli disse: «Metti una freccia nel tuo arco e tendilo». Quello così fece. Gli disse: «Tendilo ancora» e quello lo tese. Gli disse di nuovo: «Tendilo». Gli disse il cacciatore: «Se lo tendo troppo, l'arco si spezza». Gli disse l'Anziano: «Così avviene anche nell'opera di Dio. Se con i fratelli tendiamo l'arco oltre misura, si spezzano presto. Occorre, dunque, di tanto in tanto, accondiscendere ai fratelli». A queste parole il cacciatore fu preso da compunzione e se ne andò molto edificato dall'Anziano. E anche i fratelli ritornarono nelle loro dimore fortificati. 

 32. Disse abba Antonio: "Io ormai non temo più Dio, ma lo amo perché l'amore scaccia il timore"

11. Disse ancora: "Chi dimora nel deserto e cerca la pace è liberato da tre guerre: quella dell'udito, della lingua e degli occhi. Gliene resta una sola: quella del cuore.

 35. Disse abba Antonio: "Chi batte un pezzo di ferro, prima pensa a quello che ne vuol fare: se una falce, una spada o una scure. Così anche noi dobbiamo pensare a quale virtù vogliamo acquistare per non faticare inutilmente".

27. Tre padri avevano l'abitudine di recarsi ogni anno dal beato Antonio.  Due di loro lo interrogavano sui pensieri e sulla salvezza dell'anima; uno, invece, taceva sempre e non chiedeva nulla. Dopo molto tempo abba Antonio gli disse: Da tanto tempo vieni qui e non mi chiedi niente! E quello gli rispose: Mi basta vederti, padre!".


 



web counter